Corde bondage: cosa sono e come funzionano

bondage corde

Una delle pratiche BDSM che sta spopolando sono le corde bondage. Questa tecnica consiste nel legare il partner con apposite corde bongage in cui si impediscono i movimenti. Il bondage fa parte delle macro categorie del BDSM che raccoglie sotto il suo acronimo tutte una serie di pratiche erotiche quali: la disciplina, la dominazione, la sottomissione, il sadomaso e il masochismo.

Mira soprattutto all’esplorazione dei giochi di ruolo sessuale dove sono ammessi un sottomesso e un dominatore. Il bondage dunque entra a pieno titolo nella categoria delle BDSM e consiste in una pratica sadomaso dove il sottomesso viene legato con delle corde da bondage appunto. Esistono diversi livelli di bondage e necessitano di pratica ed esperienza.

Il bondage in occidente vede l’uso di corde, manette, catene e ganci. Ci sono diverse metodi per legare il sottomesso e possono essere:

  • legare il corpo creando una separazione o divaricazione delle parti del corpo;
  • legare il soggetto sottomesso a sostegni esterni quali muri o ganci;
  • legare in sospensione il corpo a soffitti o strutture appositamente studiate;
  • applicare restrizioni forzate ai normali movimenti del corpo;
  • immobilizzare totalmente il corpo fino alla totale deprivazione sensoriale.

Il bondage prevede una lunga e sana pratica che inizia con un light bondage che consiste nel legare mani e piedi fino alla mummification dove si arriva ad annodare completamenti il corpo, Infine c’è la suspension dove il sottomesso viene letteralmente appena dopo essere stata legata. Il bondage è certo una pratica che può essere applicata per intensificare l’eros sotto le lenzuola ma è da praticare con serietà ed attenzione.

L’arte del bondage giapponese lo Shibari

Lo Shibari o anche conosciuto come Kibaku è una forma antica di bondage artistico che ha le sue origini in Giappone. Si mette in pratica utilizzando delle corde fatte di iuta, lino o canapa.

La caratteristica principale dello Shibari e che segue i kata che sono delle regole estetiche. Infatti, le corde e i nodi sono eseguiti seguendo i punti anatomici strategici che assumono un valore simbolico e comunicativo.

L’obiettivo primario del Kibaku non è quello di sottomettere il soggetto legato bensì quello di godere delle forme estetiche realizzate dai nodi e dalla conseguente pressione che viene a formarsi sul corpo. Shibari in giapponese significa proprio legare e quest’arte, diffusa in occidente negli anni ‘90, ad oggi è conosciuta in tutto il mondo.

Lo Shibari è complesso, funzionale e cura dell’estetica tanto da essere considerata una vera e propria arte. È espressione artistica sensuale e di cura del se.
Ha così un forte potere artistico che spesso è praticato anche individualmente tramite il processo di auto legatura, come un gesto di self care. Viene, infatti, praticato allo stesso modo della meditazione e dello yoga.

Il sesso nello Shibari non è il punto focale bensi è uno sbabio fisico e mentale molto intimi, profondo e soddisfacente per chi lo pratica. Certamente non è escluso che possa insorgere un forte piacere e desiderio sessuale.

Nella recente terminologia moderna si è fatta una differenza infatti tra lo Shibaro e il Kinbaku. Il primo infatti identifica una pratica puramente artistica, mentre il secondo unisce la pratica artistica alla carica sensuale.

Quali sono le corde per il bondage giapponese

Non tutti sanno che le corde per il bondage ed in particolare quello giapponese non sono delle semplici corde. Infatti, sono corde bondage pensate per il bunny, ossia il soggetto legato.

Queste corde hanno lo scopo di non lasciare segni di bruciatura o escoriazione dovute al procedimento di legatura. Sono infatti pensate per poter garantire delle sensazioni più intense.

In commercio si trovano diversi tipi di corde da bondage e quelle più economiche sono quelle indicate dai neofiti. Invece per i più esperti si trovano delle corde bondage estremamente costose che però consentono di realizzare delle forme esteticamente incredibili per il bondage giapponese.

Alla luce di quanto detto in precedenza dunque c’è una differenza tra le rode bondage utilizzate per la versione occidentale e delle corde bondage per la versione giapponese. Le corde per il bondage occidentale sono le code sintetiche o di cotone.

Questi tipi di materiali sono totalmente esclusi dal bondage giapponese. la motivazione? Potrebbero ferire il bunny provocando ustioni da sfregamento.
Questo perché soprattutto le corde in cotone tendono a formare dei nodi molto stretti e difficili da sciogliere. Un fattore chiave infatti è la robustezza delle corde che deve sostenere il peso morto del corpo. Se le corde sono realizzate con fibre troppo fragili allora c’è il rischio che si rompano e che il bunny si possa far del male.

Come prepararle

Per i più esperti esiste anche la fase del trattamento delle corde. Infatti, in alcuni casi le fibre naturali possono risultare troppo rigide e quindi più dure per poter procedere ai nodi.

Quindi il bondage giapponese prevede anche la preparazione delle corde per renderle più morbide e confortevoli. Il trattamento prevede una fase di bollitura iniziale delle corde bondage. Dopo qualche minuto si può spegnere lasciando che le corde si raffreddino in modo naturale. È preferibile che l’asciugatura delle corde avvenga in tensione per contrastare l’eventuale rigonfiamento delle stesse.

Poi si procede alla bruciatura dei pelucchi che fuoriescono e si conclude cospargendo con un velo di olio di canfora o di cera. Il processo dura qualche giorno e per i neofiti potrebbe simboleggiare un ostacolo.

Materiali principali

Come descritto poco sopra il bondage giapponese prevede esclusivamente l’uso di corde in fibra naturale ma poter trattare e renderle morbide al punto giusto. Tra i materiali più utilizzati abbiamo:

  • La canapa: è tra i materiali più economici ma non sono particolarmente amate dagli esperti di bondage giapponese, sono pesanti e difficili da annodare, inoltre sono molto ruvide e sgradevoli alla pelle, necessitano del trattamento di cui sopra,
  • Il lino: non sono molto utilizzate anche se spesso sono scelte per il tocco delicato sulla pelle, sono particolarmente scivolose e possono provocare danni;
  • lo juta tossa: sono il materiale più diffuso per perché sono il giusto connubio di leggerezza e robustezza, sostengono grandi peso ma sono facili da gestire poiché permettono una maggiore scioltezza di movimento durante la legatura;
  • lo juta asanawa giapponese: è il materiale preferito dai massimi esperti di Shibari. è molto delicato, morbido al tatto e non necessitano di essere trattate, sconsigliate per i neofiti.

I falsi miti dello Shibari

Negli anni, come per tutte le cose di cui non si hanno conoscenza, lo Shibari ha portato con sé dei falsi miti che è bene sfatare. Il primo è che lo Shibari è relazionato al sesso: è una pratica che lascia sprazio prima di tutto all’estetica e a molte altre interpretazioni. Prima di tutto lo Shibari è una forma artistica che segue i kata e le naturali forme anatomiche. Di certo non esclude il piacere sessuale ma non è solo una questione di sesso.

Altro falso mito da sfatare è quello sul dolore. Infatti la pratica dello Shibari è pensata per essere tollerabile e piacevole, sia per il bunny sia per chi attua la legatura.
Lo Shibari è una pratica degradante. Nulla di più falso, il senso estetico, il piacere dello sguardo sono tutte pratiche che rendono la pratica simile allo yoga e alla meditazione.

Lo Shibari non è sicuro. Falso anche quest’ultima affermazione, infatti la pratica a differenza del bondage occidentale rivolta alla sottomissione, non prevede mancanze di rispetto, dolore o forzatura.

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